I gnocc cascà

La cucina povera dei poveri
La memoria degli anni passati ci ricorda anche una cucina più che povera, quella che più che di sostanza, era ricca di espedienti che andavano dagli scarti del vino a quelli del latte i quali, con qualche tozzo di pane giallo raffermo, diventavano ottime zuppe per riempire le numerosissime bocche che "arricchivano" le nostre antiche famiglie.
Cosa fare poi del pane raffermo avanzato? Una nonna centenaria ci ha lasciato un'ottima ricetta con la quale ci ha insegnato un modo per riciclarlo anche se i lombardi non sono esclusivi riciclatori degli avanzi di pane. In molte altre regioni sono note ricette a base di pane raffermo che non viene impiegato solo per preparare i primi come i "pissarei" del piacentino o i "passatelli" romagnoli ma anche a completamento di molti secondi o anche di dolci un po' particolari.

I "Gnocc cascàa"
Nel ventaglio delle proposte del ristorante della Festa del Grano, sono stati inseriti, seppure con qualche plausibile dubbio iniziale, i "gnocc cascàa", che sono ormai diventati famosi. Cosa sono è presto detto: un impasto di pane raffermo tritato, di latte e uova a cui si aggiungono gli amaretti sbriciolati che conferiscono raffinata fragranza a questo cibo da poveri. Per il successo ottenuto, ma anche per aver consentito il "rilancio" di questo mangiare antico, siamo riconoscenti alla nonna Ester che ci ha tramandato le "dosi" della ricetta originale. Le quantità degli ingredienti da usare, oltre a consentire la riuscita della preparazione, sono calibrate sul suo personale "palato" e sul proprio gusto esperto che, in vita, ha saputo tramandare alle persone di casa sua le quali, collaborando ora alla cucina della Festa del Grano, hanno contribuito a farli apprezzare ai nostri ospiti.

Dal 2010 i "gnocc cascàa" hanno conseguito la DE.CO., Denominazione Comunale come piatto tipico.

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I Gnocc cascàa

"In illo tempore", sa dis§ insì par dì tanta temp fa,
l'er un'aventüra anca l'ura dal mangià. Certo c'as trueva un quei cos prunt in sül tàul,
ma püsè che marlüs, in padela gh'er sigul. P'r al papà e par la mama, un bèl öv cott l'er 'sé par dü,
p'r i àltar, sa gh'n'er anmò tanta grasia, se no pü!

Bisogna di però che quand l'er fèsta,
una quei volta cambieva la minèstra:
un oss cul büs§ e la so bèla süpa cul brudin
sa cuntentevan i grand e pö i fiulin.
Bisügneva spetà una grand ucas§ion o un quei disastar par ved birlà par ca la pèna d'un pulàstar

o magari un bön risot
cun i ran o cui fas§ö burlot.
Äncä 'l pän l'er sempär misürà
e quand gh'er no la süpa, di volt l'er pän bagnà.
Sa gh'er un po' 'd bundansa, den par den,
i fevän i gnocc cascàa o i raviö cul pien…

I raviö adès ja cumpram al marcà
ma ghe quas§i pü nisün ca stà dre 'fa i gnocc cascàa…
Ma la nunina ch'l'e scampà püsè 'd cent'an,
l'er prunta a tramescà pèna ch'la gheva lì dal pän. Donca gné a Guinsan par l'ucas§iön,
ja pruarì e disarì ch'jen bön!

Sciur Giùan (giügn 1993)

I Gnocc cascàa (traduzione)

"In illo tempore" si dice così per dire tanto tempo fa,
era un'avventura anche l'ora di mangiare.
Certo era possibile trovare cose pronte in tavola, ma più che il merluzzo (per la polenta), in pentola c'erano cipolle.
Per il papà e per la mamma, un uovo sodo bastava per due,
per gli altri, se c'era altro tanto meglio, se no, pazienza!

Bisogna dire però che quando era festa,
qualche volta cambiava la minestra:
un osso buco o una bella zuppa col brodino
si accontentavano i grandi e i bambini.
Bisognava aspettare una grande occasione o qualche disastro per vedere ballare per casa le piume di un pollo

o magari un bel risotto
con le rane o con i fagioli borlotti.
Anche il pane era sempre misurato
e quando non c'era la zuppa, a volte era pane bagnato.
Se c'era un po' di abbondanza, ogni tanto,
cucinavano i "gnocc cascàa" o i ravioli con il ripieno…

I ravioli adesso si comprano al mercato
Ma non c'è quasi più nessuno che si mette a preparare i "gnocc cascàa"…
Ma la nonnina che è vissuta più di cent'anni,
era pronta a darsi da fare appena aveva un po' di pane (raffermo).
Venite a Guinzano per l'occasione,
provateli e direte che sono buoni.