|
Il pensiero di don Dante e di don Lino
Siamo nati entrambi in due paesi rurali, dove la maggior parte della gente aveva il suo pezzettino
di terra da coltivare. La giornata era scandita lentamente dai rintocchi delle campane per annunziare i momenti
significativi della giornata, quale l’alba, il mezzogiorno e il vespero. I contadini sentivano lontano nei
campi i rintocchi che annunciavano l’Angelus e si fermavano per una preghiera alla Madre di Cristo e Madre
nostra: tutto era ritmato sull’evolversi del giorno: dall’alba al tramonto. Quanto era bello vedere
nei campi gli agricoltori che seminavano il grano e lo lasciavano crescere lentamente nell’arco dei mesi
invernali. Poi, il seme, ormai diventato un filo verde, riprendeva vigore in primavera per sfociare in un’esplosione
di oro nel mese di giugno. Quanto era duro il lavoro del contadino che iniziava la giornata all’albeggiare
e non trovava sosta se non al crepuscolo…. quando ormai il silenzio, l’ombra, l’oscurità
avvolgevano il tutto nel mistero della vita.
Come era bello e pieno di gioia vedere quei campi di grano, arricchiti di papaveri e di fiordaliso.
Quel rosso vivo e quell’azzurro stupendo sembravano voler inventare fantasie di colori sul fondo oro come
di un antico quadro prezioso. Era bella la natura, ed era bello il mondo contadino con quei gesti semplici, popolari,
ricchi di umanità e di attenzione…
Ci viene in mente la fatica della mietitura con il falcetto, la legatura delle spighe in covoni, e poi il caricare
di questi sul carro che lo avrebbe trasportato nel cortile, nell’aia, in attesa che questi covoni venissero
trebbiati con colossali macchine che incutevano in noi bambini una certa paura…. soprattutto quella che
imballava la paglia in grosse balle.
Insieme alla fatica, al sudore, al caldo, alle mosche, che sembravano arrabbiate nei confronti dei poveri agricoltori….
c’era la vera gioia e felicità del buon raccolto, sbucava nel cuore dell’uomo la presenza di
Dio creatore nel buon andamento e insieme si ringraziava perché l’annata era andata bene, ma che
si poteva andare meglio. Poveri amici agricoltori…. sempre un po’ insoddisfatti…
Queste memorie ci hanno resi sereni e gioiosi. Anche oggi, nella comunità nostra parrocchiale
si celebra la “Festa del Grano”: una festa popolare, semplice... che vuole essere un inno di gioia
alla bellezza della natura dei nostri campi, e una solidarietà grande per chi lavora ancora la terra con
semplicità di cuore, traendo da essa il necessario del vivere degli altri.
La festa deve essere gioia, ed è per questo che avremo occasione di poterci conoscere meglio.
Stare insieme qualche ora in allegria aiuta a socializzare con gli altri e infine ritrovare la freschezza e la
genuinità delle cose semplici. Possiamo dire: nella festa troviamo il senso di Dio e degli altri.
È chiaro che tutto questo avverrà se aiuterà ad incarnare dentro di noi e negli altri il
senso profondo di promozione umana: parteciparvi è già vita.
Don Dante e don Lino
|
|